Non considero una tecnologia una competenza isolata. React è utile quando l’interfaccia ha stato e comportamenti complessi; Astro è spesso più adatto quando il contenuto deve arrivare al browser con poco JavaScript; WordPress resta una scelta pragmatica quando l’autonomia editoriale e il suo ecosistema sono requisiti centrali. La decisione nasce dal prodotto, non dalla moda del momento.
Sul frontend lavoro con componenti riutilizzabili, TypeScript, CSS moderno e progressive enhancement. Presto attenzione alla semantica dell’HTML, alla navigazione da tastiera, ai focus state e al comportamento con movimento ridotto. Responsive non significa soltanto comprimere un layout desktop: significa rivedere gerarchie, densità e interazioni per ogni spazio disponibile.
Nel backend preferisco API piccole e responsabilità chiare. Modello dati, autenticazione, gestione degli errori e osservabilità vengono definiti insieme ai flussi dell’interfaccia. Per CMS e strumenti interni progetto campi, ruoli e schermate a partire dalle attività reali di chi dovrà aggiornare contenuti o controllare dati.
Performance e SEO tecnico attraversano tutto il lavoro: scelta del rendering, dipendenze, immagini, font, caching, dati strutturati e link interni. Allo stesso modo, un’integrazione AI richiede valutazioni ripetibili, fallback e controllo umano. Il risultato più importante non è usare molte tecnologie, ma costruire un sistema comprensibile che possa essere verificato e mantenuto.
La qualità viene controllata su più livelli. Uso Lighthouse e strumenti del browser per individuare regressioni, ma affianco sempre test manuali su tastiera, viewport reali e connessioni meno favorevoli. Le metriche aiutano a formulare domande; non sostituiscono l’osservazione dell’interfaccia e dei suoi stati limite.
Anche la documentazione fa parte dello stack. Nomi coerenti, componenti con responsabilità ridotte, dati separati dalla presentazione e istruzioni operative chiare rendono più semplice correggere o estendere un prodotto. Una soluzione è davvero efficace quando chi arriva dopo può comprenderla senza ricostruire tutte le intenzioni originali.